AIS

2017/10

Introduzione


Il testo ha l’obiettivo di presentare i temi essenziali che saranno trattati nel Focus che segue, dedicato a Herbert Blumer in occasione del trentesimo anniversario dalla sua scomparsa. L’autore osserva come Blumer sia noto nel nostro paese e in Europa soprattutto per esser stato il “fondatore” dell’interazionismo simbolico, e come il suo contributo teorico e metodologico sia conosciuto in modo parziale e sia stato sottoposto a rilievi critici piuttosto consistenti. Una lettura attenta del contributo blumeriano può consentire non soltanto di rigettare le critiche che gli sono state mosse, ma anche di portare all’evidenza aspetti innovativi e inediti nel suo pensiero. La pubblicazione di questi saggi brevi non costituisce soltanto l’occasione per «celebrare» uno studioso che ha offerto una interpretazione originale e, per certi aspetti, «provocatoria» della ricerca sociologica, ma per stimolare, specie nelle giovani generazioni, l’interesse a conoscere e ad approfondire una prospettiva, quella interazionista, affinché possano «mettere alla prova» nelle proprie ricerche i suoi strumenti concettuali e metodologici, e verificarne l’effettiva capacità di colloquiare in forma aperta, plurale e non dogmatica con le altre proposte di cui si compone l’universo sociologico attuale.

Introduction to the focus «Rediscovering Blumer»

This introduction aims to present the key themes addressed in this edition’s Focus , dedicated to Herbert Blumer on the thirtieth anniversary of his death. The author observes that Blumer is well-known in Italy and the rest of Europe, above all for being the «founder» of Symbolic Interactionism, but that the recurring image of his theoretical and methodological contribution is (erroneously) rather limited, circumscribed and not immune to criticism. A careful reading of Blumer’s contribution can help refute this criticism and reveal innovative, hitherto unnoticed aspects of his works. Publishing these short essays is not only an opportunity to pay tribute to a scholar who offered an original and, in some respects, “provocative” interpretation of sociological research, but to encourage scholars (and above all the younger generations) to explore the interactionist perspective, enabling them to put its conceptual and methodological tools to the test in their own research, and verify its effective ability to interface in an open, plural, non-dogmatic way with the many other currents that make up the current sociological universe.

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